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LA TESTIMONIANZA DI DANIELLE

Ho pensato spesso di scrivere anche la mia testimonianza: ora, presa questa decisione, spero possa essere utile a qualcuno che per caso si ritrovasse nella mia situazione. In verità non è una storia che ha una fine, per ora, è solo una storia che avrà bisogno con il tempo di integrazioni, spero in senso positivo. Dopo una splendida vacanza in montagna decisi di fare delle analisi di controllo. Così, come fanno tutti, mi recai dal mio medico chiedendo di sottopormi ad un check-up generale visto che era molto tempo che non lo facevo. In verità, già parecchio tempo prima, avevo riscontrato i valori delle transaminasi molto elevati, ma, da perfetta ignorante, avevo ascoltato il mio medico che sosteneva l’errore del laboratorio di analisi e quindi, essendo molto più rassicurante come ipotesi, avevo soprasseduto ad ulteriori controlli. Così, dopo aver vinto la mia pigrizia, feci le analisi che naturalmente risultarono un vero disastro. Transaminasi altissime, piastrine al contrario bassissime. Il parere del medico fu che effettivamente forse avevo un tenore di vita un po’ troppo irregolare, mangiavo e bevevo troppo (anche se a me non sembrava proprio), e quindi dovevo seguire un certo regime, per quanto riguardava le piastrine mi disse che se le avevo sempre avute così e non mi era mai successo nulla, evidentemente quello era il mio equilibrio biologico e quindi non dovevo preoccuparmi. Comunque mi mandò a fare una ecografia epatica. E meno male. Andai a fare l’ecografia. Dall’eco risultarono un fegato un bel po’ ingrossato, e anche la milza, e dei microcalcoli alla cistifellea che furono l’immediato capro espiatorio del dottore in questione. Tutto sommato questa spiegazione mi dava anche un minimo di tranquillità, nel senso che in quel periodo mia nonna stava molto male ed io ero molto presa da quella vicenda per interessarmi alla mia. Quindi un’altra pausa. Passò un po’ di tempo e la nonna purtroppo mi lasciò.
Un bel giorno mi sentii veramente male. Sudorazione fredda, vomito, era giugno e stavo a letto sotto le coperte.
Interpellai ancora il mio medico che mi disse che forse era il caso di intervenire sui calcoli perché sicuramente erano stati quelli che avevano provocato la "colica". Quindi questa volta mi decisi ed andai a fare un day hospital per il ricovero. Quando si fa un d.h., molti lo sapranno, ti fanno tutte le analisi, le varie lastre, per poi dare l’ok all’intervento. Al momento del ritiro delle analisi, lo stesso giorno, ho visto il volto dell’infermiere bianco come un cencio nel dirmi che avrei dovuto parlare con il primario perché c’era qualche cosa che non andava. Probabilmente un "contatto" con un qualche tipo di epatite, che si doveva ancora verificare, ma che avrei dovuto parlare subito con il primario.
Ero lì con mio figlio, fui presa da un tale sconforto e da una tale paura che mi misi immediatamente a piangere. Cominciai a pensare a mille cose, le più disastrose. Arrivò il primario, persona eccezionale, di una delicatezza incredibile, mi visitò e sentì che il fegato era molto ingrossato. Decise per una TAC per la settimana successiva, pensando (ma questo me lo disse dopo) che ci fosse già un tumore. Nei giorni successivi arrivò la conferma dalle analisi che ero affetta da Epatite C. La conferma mi arrivò via telefono, da un’infermiera che con voce materna mi disse "cosa vuole fare signora, siamo tutti infetti e non sappiamo neanche come". Ancora oggi mi chiedo chi l’avesse raccomandata per svolgere una professione così delicata in un modo tanto superficiale. Arrivò il giorno della TAC, il contrasto mi diede un po’ di fastidio ma tutto sommato andò tutto bene, e soprattutto non c’era nessun tumore, fugando, per fortuna, i dubbi del primario che mi mandò da un epatologo di sua fiducia dove fui sottoposta a gastroscopia (la quale rilevava varici esofagee di livello medio-alto), e biopsia "transgiugulare" (visti i seri problemi di coagulazione).
La diagnosi fu di cirrosi epatica (genotipo 1B) con ipertensione portale di grado severo.
Da un giorno all’altro, si può dire, mi ritrovai al serio passaggio da "persona sana" a "malata cronica".
Furono giorni veramente terribili in cui, oltre a me, il mio pensiero andava ai miei familiari che fecero immediatamente le analisi e fortunatamente risultarono NEGATIVI! Quindi iniziai, sotto monitoraggio dell’epatologo, la cura a base di solo interferone (3 volte a settimana) che però durò soli 40 giorni perché i valori ematici, già molto bassi, crollarono del tutto. Sono stata da diversi epatologi che hanno tutti confermato la diagnosi e l’inutilità, anzi, il possibile danno che potrebbe provocare su di me un altro tentativo con interferone. L’unica strada sarà il trapianto, speriamo il più tardi possibile. Io svolgo una vita regolare, lavoro, sono una pendolare quindi sto fuori casa molte ore al giorno. A volte mi sento stanca ma devo andare avanti. Negli anni, dopo momenti di sconforto molto pesanti, ho imparato a godere dei momenti della mia vita. Amo la montagna, gli spazi aperti mi fanno sentire bene e il movimento mi giova. Sono abbastanza serena, mi controllo spesso in modo da monitorare continuamente il mio stato. Presto comincerò a frequentare un Centro Trapianti per cominciare a inserirmi nell’ambiente.
Voglio dire a tutti quelli che hanno lo stesso problema che dobbiamo sempre cercare la nostra forza, gli altri possono tentare di capire, a volte anche aiutare, ma la nostra forza siamo solo noi. Mi sono interessata e documentata molto sull’argomento, ho imparato a leggere le mie analisi, ho cercato di trovare la forza per ritornare quella che ero. Forse sono anche un po’ migliorata in questo cammino.
Ringrazio anche i gruppi di discussione che ho frequentato e che frequento, quando è possibile cerco anche di dare una mano agli altri, a quelli che scoprono di avere un "problema" e sono disperati come lo ero io. Anche dal punto di vista legale sono riuscita ad avere dei risultati, ho raccolto tutte le mie cartelle cliniche, compresa quella che documentava una trasfusione fattami da bambina (nel 1967) per via di un incidente stradale e ho ottenuto l’indennizzo in base alla Legge 210/92. Adesso sto intentando una causa per danno biologico.
Voglio concludere la mia testimonianza dicendo che non ci si deve mai arrendere e abbandonarsi ai nostri dolori, dobbiamo guardarci intorno e troveremo persone care, che hanno bisogno di noi e su cui noi potremmo sicuramente contare, troveremo tutta la nostra vita e tutta la nostra esperienza di vita e non è poco
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Danielle. 

N.d.R.: la friend Danielle attualmente risulta essere inserita in lista d'attesa per il trapianto epatico ed è ritornata come una friend del nostro forum.

 
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Aggiornato al 20 gennaio 2008